Privacy Policy Ostetriche: quando nasce una mamma (e non solo!) – Silvia Pagliarini – Essential Coach

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Per molto tempo sono stata una tossica di programmi su gravidanze e parti – quindi di buona parte della programmazione di Real Time. Da quando sono rimasta incinta la situazione è pure peggiorata, perché ho iniziato a frignare come una scema ad ogni testolina che arrivava a conoscere il mondo.
Poi immagino di aver raggiunto il livello di saturazione ed ho smesso, di netto – forse anche a causa dell’aumento spropositato di trasmissioni sul tema. Come se non fossero già sufficienti i Reparto Maternità, i Non sapevo di essere incinta e le 24 Ore In Sala Parto al di qua e al di là dell’Atlantico, sono cominciate pure le Dottoresse in Sala Parto, le Ostetriche in Sala Parto, i Partorirò tuo figlio… e chissà che altro. Roba da far passare la voglia di riprodursi.
Così ho detto ‘basta’, di netto. E per questo mi sono persa l’annuncio di una nuova serie sul tema, questa volta made in Italy, Ostetriche: Quando Nasce Una Mamma.

Ma qualche giorno prima della messa in onda della prima puntata sono inciampata in una serie di post ed articoli fortemente polemici su questa nuova trasmissione (qui e qui un paio di esempi pescati a caso) e mi è venuta la curiosità di saperne di più. Il nocciolo della questione, per farla estremamente breve, è che la trasmissione è sponsorizzata dalla Chicco, la Chicco vende biberon e le ostetriche dovrebbero incentivare l’allattamento al seno, quindi si mette in dubbio l’opportunità a livello deontologico della partecipazione delle tre ostetriche protagoniste della serie televisiva.

Riflessioni alla vigilia della prima puntata.

Scrivo senza aver ancora visto la serie incrimanata, come tutti quelli che lo hanno fatto nelle ultime settimane.

Quando sono rimasta incinta non ho assolutamente pensato alla figura dell’ostetrica.

Insomma, sapevo che c’erano quelle dell’ospedale, sapevo che non erano ginecologhe e non erano infermiere (forse immaginavo una sorta di ibrido tra le due figure) e pensavo che la questione finisse lì. Poi ho cominciato a frequentare i corsi gratuiti offerti dai negozi tipo Prénatal, per una serie di coincidenze mi sono ritrovata più volte a seguire quelli tenuti dalla stessa ostetrica e ho sentito di volere al mio fianco una guida di quel tipo (del ruolo fondamentale che ha avuto la mia ostrichina nell’accompagnare Elettra alla nascita e me nei miei primi passi da mamma ho già scritto qui).

I suddetti corsi erano sponsorizzati dalla Chicco. La Chicco in quelle occasioni ci ha regalato alcuni prodotti, tra cui biberon per neonati. Tre quarti (forse più) dei discorsi fatti in iccasione di quegli incontri erano relativi all’allattamento al seno, a come prevenire i problemi e a come non gettare la spugna nei momenti di difficoltà. Come ho detto spesso: ho imoarato più in quella manciata di ore che in tutto il corso pre-parto organizzato dall’ASL.

Non sono idiota, capisco benissimo che se la Chicco e il negozio di articoli per la prima infanzia organizzano questi incontri gratuitamente il loro scopo è quello di venderti prodotti. Ma, a onor del vero, l’unico acquisto fatto grazie a questi incontri (per altro regalo di mia madre che è venuta con me una volta e si è innamorata dell’articolo) è stato il cuscino da allattamento, una delle cose più utili tra tutti gli acquisti fatti un po’ alla cieca per Elettra.

Laura, l’ostetrica che ho voluto al mio fianco prima, durante e dopo la nascita di Elettra l’ho conosciuta lì. Dato che di allattamento parliamo, ha attaccato lei Elettra al mio seno la prima volta in ospedale e mi ha seguita nelle prime settimane controllando che non mi si formassero ingorghi, consigliandomi su come superare i difficili momenti della montata lattea quando mi pareva di avere due sassi gocciolanti al posto delle tette e dandomi mille consigli e trucchetti su come godermi al massimo quel momento solo nistro.

Oggi Elettra è alle soglie del primo compleanno e io la allatto ancora a richiesta, il biberon lei non lo ha mai visto (nemmeno per l’acqua, siamo passati subito al bicchiere).

La bottiglietta di formula che Laura mi aveva consigliato di tenere in casa in caso di panico notturno da “oddio non ho abbastanza latte” l’ho regalata, così come i due biberon Chicco che mi erano stati omaggiati (perché quel panico, se hai al tuo fianco chi ti protegge dalle paranoie che arrivano quasi sempre dall’esterno, pediatri o nonni che siano, non ti viene).

Quindi, quello che posso dire è solo “grazie Chicco“. Non certo per i loro prodotti (ho comprato sia Chicco che altre marche), quanto per avermi dato l’opportunità di capire cosa fosse davvero un’ostetrica e decidere che “mai più senza”. Conosco tante mamme che avrebbero avuto giovamento dalla presenza di un’ostetrica al loro fianco, in troppe hanno smesso di allattare per due pesate negative o per non essere state aiutate adeguatamente.

Ben vengano quindi le sponsorizzazioni, se servono a far conoscere una figura così importante.

Non conosco a memoria il codice deontologico delle ostetriche, ma se una è così cialtrona da incentivarti ad usare il biberon al posto di promuovere l’allattamento al seno senza un valido motivo, lo è a prescindere da quale sia il canale attraverso il quale l’hai incontrata.

Dopo aver visto la prima puntata.

Molto rumore per nulla, come diceva Shakespeare (e infatti in molti si sono zittiti).

Sì, si vede un biberon. Ma lo usa una mamma di due gemelli che li sta crescendo da sola e non è la Dea Kalì.

Ho visto prodotti di cui ignoravo l’esistenza (tipo il kit per la pulizia del moncone, mai usato) e visto procedure che non mi hanno trovata per nulla d’accordo (tipo un lavaggio nasale fatto tanto per).

C’è l’ostetrica nazistona, c’è quella svenevolmente dolciotta, quella un po’ via di mezzo: io credo non ne avrei scelta nessuna, ma lì è questione di gusti personali. Vedremo come continuerà.

Intanto, per tutte quelle che – come la sottoscritta – ignoravano l’esistenza delle ostetriche al di fuori dell’ospedale, questa può essere un’opportunità per capire il lavoro che viene svolto da queste figure professionali e decidere, magari, di comprare il corredo bimbo all’Ikea (tornassi indietro farei così, credetemi) e di trasformare la lista nascita in un “fondo ostetrica”!

PS: questo non è un post contro i biberon o contro le mamme che hanno deciso, per i più svariati motivi, di non allattare. Sottolineo l’aspetto dell’allattamento naturale solo perché è stato centrale nelle polemiche degli ultimi giorni. Non di solo latte si occupa un’ostetrica! 🙂

PPS: adesso qualcuno penserà che la Chicco mi ha sponsorizzato il post, vero?! 😀 O magari Real Time!

PPPS: dato che siamo su un blog, dello stesso progetto fa parte anche questo neonato blog. Dategli un’occhiata!

Ostetriche: quando nasce una mamma (e non solo!)
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