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Ci sono un po’ di persone a cui ho promesso da tempo un post sull’Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR), il così detto AutoSvezzamento (AS). Ero un po’ restia a scriverlo perché mi rendo conto che spesso questo argomento scatena diatribe feroci, quindi mi paro i ciapètt con il disclaimer che segue.

L’AS è stata la scelta che ha funzionato per noi. Per decine e decine di anni i bambini sono stati svezzati con il babyfood o comunque in maniera tradizionale e non si muore per questo. Ci sono tanti luoghi virtuali e non in cui discutere dell’opportunità di una scelta piuttosto che di un’altra. Questo post serve solamente a raccontare la nostra esperienza, non mira a convertire nessuno nè a far sentire “sbagliato” chi ha fatto una scelta diversa. Non toccherò minimamente le basi (teoriche e non solo) dell’autosvezzamento, dato che sono già egregiamente esplicate nel sito www.autosvezzamento.it al quale vi rimando se volete saperne di più.

Detto questo.

Nonostante Elettra Freya abbia solo nove mesi, già rido della me stessa di qualche mese fa per molte cose.
Ad esempio della paranoia che mi è entrata quando, verso i cinque mesi, la pupa per ben due settimane non ha preso peso (o ne ha preso pochissimo, non ricordo più). Nonostante la mia ostrichina-guru (sarebbe un’ostetrica, per le persone sane di mente!), nonostante i libri letti sull’allattamento e sulla maternità in stile natural/fricchettone/alternativo, sono entrata in sbattimento pensando che il mio latte potesse non bastarle più (shame in me!). Più pensi di essere immune e più ci caschi.

La telefonata alla pediatra mi porta ovviamente alla frutta omogeneizzata, avevamo forse dubbi?! Eccerto, tutti sappiamo che botta di proteine e nutrienti fondamentali dia il vasetto di purea di mela. Eppure abbocco. E mi compro pure il Baby Meal Chicco DeLonghi trovato in offerta al Prenatal pensando ai mesi e mesi di omogeineizzati e frullati che avrei potuto preparare per la mia piccola sdentata, felice e soddisfatta di essere entrata nel mondo dello svezzamento.

Elettra Freya ha subito accolto di buon grado la novità. Il riflesso di estrusione (quello per cui i neonati spingono qualsiasi cosa fuori dalla bocca con la lingua) se ne era evidentemente già andato e il cucchiaino spadellava nella bocca della piccola i suoi bei 80/100 grammi di frutta al giorno. E via con i video e le foto della grande conquista da inviare a nonni e zii. Che soddisfazione!! Ok, diciamolo, ho barato da subito: dopo due giorni mi ero già stufata della mela e abbiamo iniziato quasi da subito con la frutta mista… Ma l’ho considerato un peccatuccio da poco, nemmeno degno di essere confessato alla pediatra.

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Epic fail.

Insisto per un paio di settimane o giù di lì. Credo che due volte abbia mangiato tutto o quasi, non so per quale motivo, e ogni volta ho sperato che si fosse finalmente decisa a darmi un minimo di soddisfazione, ma niente.

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Ok, mia cara, messaggio ricevuto.

Vabbè che si sente dire in giro che spesso lo svezzamento è complicato e blablabla. Ma possibile che una bimba che a tavola con noi saltava dall’entusiasmo, si spegnesse come un cerino consumato quando finalmente davo da mangiare a lei?

La pediatra non era certo d’aiuto: i suoi consigli andavano da “aggiunga un po’ di zucchero alla pappa” a “non le dia il latte se non mangia la pappa, sennò non mangerà mai sapendo che ha l’alternativa”. Poi le metto anche un pigiama a righe orizzontale, le lego una palla alla caviglietta e la mando ai lavori forzati. Perché mai mia figlia dovrebbe mangiare “per disperazione” e non per gusto/gioia? Non riuscivo a farmene una ragione e così ho iniziato a cercare materiale in rete.

Chiunque googli in cerca di soluzioni per uno svezzamento complicato si imbatte immediatamente in qualche pagina che tratta l’autosvezzamento. Io ne avevo sentito parlare quando ero ancora incinta e avevo archiviato la cosa in tre secondi netti considerandola una cretinata. Del resto son cresciuta con i biscotti Plasmon e gli omogeneizzati ed ero onestamente convinta che quello fosse IL modo di svezzare un bambino.

Ma devi conoscere il nemico per combatterlo, così sono entrata su autosvezzamento.it

Ed ho passato le seguenti nottate a leggere tutto il materiale presente sul sito (eh sì, se tua figlia dorme tutta notte, dovrai pur cercarti un’alternativa per stare sveglia!). Ho letto il sito e sono andata a cercarmi i riferimenti agli studi e alle direttive internazionali riportati nei vari post (ché mica ci fidiamo così, sulla parola). E più andavo avanti nella lettura e più… aveva senso. Porca pupazza. E ora?

E ora proviamo!, ci siamo detti io e David. Più che non toccare cibo, come fa adesso, non succederà.

La prima cosa che abbiamo dato ad Elettra (che ormai aveva superato i sei mesi) sono stati dei broccoli al vapore. Sconditi. Assieme a delle crocchette di ceci.

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Certamente ne avrà mangiati più il pavimento che lei, che ancora non aveva idea di cosa fosse la presa a pinza e stritolava tutto nel pugnetto, ma nostra figlia era felice! E come le piaceva quel broccolo!! (ad oggi broccoli e cavoli in generale sono ancora tra ia suoi cibi preferiti!)

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Da quel momento ogni pasto è diventato un momento piacevole da condividere insieme e nel giro di pochi giorni Elettra Freya ha iniziato ad afferrare il cibo con maggior sicurezza e a metterlo in bocca con una percentuale di successo via via crescente. Ha sempre mangiato insieme a noi, a tavola con noi, esattamente quello che mangiavamo noi (sì, anche le lasagne, anche se io le faccio vegane).

Oggi Elettra Freya ha quasi nove mesi e mezzo e:

    • ha già assaggiato tutto, ma proprio tutto, compresi i cibi off-limits come uova intere, crostacei, molluschi e gorgonzola. Ama i sapori forti (pasta alla puttanesca, cavoli, carciofi, spezie varie), gradisce poco quelli neutri tipo ricotta (del resto ho mangiato peperoncino e spezie per tutta la gravidanza e l’allattamento…).
    • gestisce senza difficoltà praticamente tutto il cibo solido, anche se ancora molte cose gliele spezzettiamo noi;
    • sta a tavola con noi per tutta la durata dei pasti senza lamentarsi, non perché sia una santa ma perché mentre mangiamo noi mangia pure lei e spesso non è lei la prima a finire (ovvio, non si parla di tempistiche da pranzo di matrimonio!);
    • fortunatamente per i miei pavimenti, si lascia anche imboccare felicemente nel caso ci siano in tavola passati di verdure o se siamo in un posto diverso da casa nostra (per educazione verso chi deve pulire);
    • quando mangiamo fuori non dobbiamo portarci dietro nulla di particolare perché mangia quello che mangiamo noi anche fuori casa (adora mangiare all’Ikea!);
    • l’ansia da “ommioddio e se si strozza?” l’abbiamo già superata e non dobbiamo pensarci più;
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Riflesso esofageo in azione!
  • ci sono volte (pochissime a dire il vero!) che di mangiare non vuole saperne ed il suo pasto è il mio latte, ma va bene così e non vado più in sbattimento;
  • risparmiamo soldi e tempo, non acquistando nessun cibo “per l’infanzia” e non cucinando doppi pasti;
  • nel caso ve lo stiate domandando: cresce, cresce bene, la visita di controllo dei nove mesi è andata benissimo.

Insomma, come forse avrete capito, per noi è stata un’esperienza positivissima. Non potrei fare altro che consigliarla a qualsiasi genitore, anche a quelli i cui figli accettano volentieri le pappe “tradizionali”, perché lo spettacolo di un 6/7mesenne alla scoperta del cibo è davvero bellissimo. Ringrazio gli Dei per il giorno in cui ho deciso di ascoltare la mia piccola e di trovare una strada a lei più congeniale.

Concludo rispondendo alla domanda che mi viene fatta più spesso: “ma come fa a masticare se ha solo due incisivi?”.
Ci sono le gengive, baby! 🙂 Elettra mangiava pane con la crosta quando di denti ne aveva zero – e intendo mangiare davvero, non limitarsi a ciucciare. Ovvio, i due incisivi che ha adesso sono un bell’aiuto e la crosta di cui sopra riesce a strapparla anche prima di aver ciucciato il pane, ma tutto il lavoro che sarebbe a carico dei molari lo fa con le gengive.

Dell’autosvezzamento

5 pensieri su “Dell’autosvezzamento

  • 13 Gennaio 2015 alle 11:18
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    A parte le risate che mi son fatta alle vignette del tizio di masterchef…ma la vostra bimba è uno splendore con quel broccoletto!! 😀
    Non so niente di niente di bimbi, sorvoliamo che l’unica nozione sullo svezzamento che mi resta dall’esame di pediatria è “attorno ai sei mesi”, non chiedermi con cosa o come…non ho mai letto niente sullo svezzamento complementare ma istintivamente la trovo proprio una cosa fantastica, perché ogni volta che in giro vedo anche bambini molto più grandi cibarsi solo di pasta al pomodoro e prosciutto cotto mi si prende male!!
    Da amante della cucina, del cibo, questa cosa del “cibo per bambini” proprio non mi torna..che tristezza, quanti sapori si perdono! Ok che magari non tutti hanno voglia di farsi uno spaghetto aglio e olio a quattro anni ma…se piacesse perché no?
    Un abbraccio a te e alla pupa

    Rispondi
    • 13 Gennaio 2015 alle 11:23
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      Se fai caso ai “menù bambini” nei ristoranti si tratta sempre di pasta al pomodoro o pizza con cotoletta e patatine fritte! La broccoletta ringrazia per i complimenti eheheheh

      Rispondi
  • 14 Gennaio 2015 alle 12:59
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    Bellaaaaaaaaaaa ! Interessante la storia dell’autosvezzamento, non lo conoscevo .

    Rispondi
    • 15 Gennaio 2015 alle 23:40
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      Eh non mi meraviglia. Piano piano sempre più pediatri stanno suggerendo questo percorso ma ancora è poco conosciuto!

      Rispondi

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