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Quando ero incinta e quando Elettra Freya era un dolcissimo ed inerme esserino di poche settimane che dormiva e poppava 24 ore al giorno, mi chiedevo come mai tutti strabuzzassero gli occhi quando dicevo che non avrei avuto mia madre ad aiutarmi con la bambina. Ora l’ho capito.

Non posso certamente dire di essere sola. David è un marito e papà meraviglioso, mi aiuta tantissimo quando è a casa. I miei suoceri vivono qui vicino, è bello trascorrere il sabato o la domenica da loro e capita spesso che mia suocera mi porti qualcosa di pronto per il pranzo – che gli Dei la benedicano. In queste festività appena trascorse io e David siamo anche andati al cinema da soli – due volte! (sempre grazie a mia suocera). Avevo la sensazione di aver perso un rene per strada, ma piano piano passa pure quella!

Ad ogni modo, salvo casi eccezionali, tutto il giorno siamo io e lei. Ci divertiamo insieme, giochiamo tanto, certo. Andiamo in piscina, ai giardini. I suoi pisolini adesso sono ridotti a due, uno al mattino e uno al pomeriggio. In quelle orette cerco di mantenere in piedi la casa (la missione del giorno di FlyLady, i pasti da preparare, il bucato…) e i minuti che restano li vorrei suddividere tra scrivere una lettera, leggere, studiare, vedere una delle mie serie tv preferite, aggiornare il sito…
Sì, il sito è indietro, lo avrete notato – e così ciò che esula dallo sfaccendare domestico. Unica eccezione: FlyLady Italia. È lì che riverso le energie residue dopo la messa a letto della pupa, forse perché non è un qualcosa di solo mio…ci sono migliaia di persone che contano sul lavoro mio e delle altre volontarie e lo faccio con amore e passione.

Ho avuto momenti in cui la mancanza delle MIE cose si è fatta assordante, in cui ho dato ragione a chi di figli non vuole sentir parlare per timore di perdere la propria libertà.

Ma.

Riconosco di essere eccessiva nei miei bisogni d’anima. Anche se non avessi Elettra, mi ci vorrebbero giornate da 128 ore per riuscire a seguire / leggere / studiare / scrivere / creare / praticare tutto ciò che amo. Sono fatta così, lo sono sempre stata. Quindi non è lei; sono io. E di certo un buon proposito per questo nuovo anno potrebbe essere quello di dare un ordine alle mie… priorità facoltative.

E poi.

Succede un qualcosa come oggi pomeriggio. A giocare sul tappeto come ogni giorno, cercando di farla stare a pancia sotto per vedere se si decide a gattonare – quasi senza sperarci più. Le mostro un giocattolo, le dico di venirlo a prendere. E lei si butta in avanti e barcollando comincia a gattonare verso di me. Io ho le lacrime agli occhi, quando mi raggiunge la bacio mille volte, le dico che la amo da morire. Faccio tutto quello che i figli odiano quando crescono, insomma. Lo rifacciamo cinque, sei, sette volte. Lei quasi ogni volta balbetta “mammammamma” mentre mi viene incontro e, quando è a pochi centimetri da me, allunga il braccio perché io la aiuti.

SDANG!

Il piatto della bilancia denominato GIOIA scende di due chilometri rispetto a quello FRUSTRAZIONE che improvvisamente non pesa più nulla. E ce ne vorrà prima che tornino in pareggio.

Del resto, se così non fosse, immagino che ci saremmo estinti da qualche millennio.

E allora dai, si riparte.
Posto sul blog anche se è da finire di sistemare e se non ho nessuna foto caruccia che accompagni questi pensieri in libertà.
Ho ripulito la mia inbox che conteneva ormai un numero imbarazzante di email non lette; riaprirò la pagina Facebook abbinata al mio blog dopo il passaggio da SoprattuttoDonna; cercherò di portare a compimento e pubblicare le decine di post abbozzati che giacciono nella mia bacheca WordPress.
E chissà che questo anno non riporti in superficie un po’ di quelle cose lasciate troppo da parte nel 2014.

Anno nuovo. Vita nuova?

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